giovedì, 21 febbraio 2008 | in : pensieri, viaggi, aforismi
L'altra sera in treno ho riflettuto sull'ineluttabilità della vita.
Poi, per fortuna, la ragazza seduta davanti a me ha smesso di strapparsi le doppie punte.
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giovedì, 24 maggio 2007 | in : pensieri, pazzia, aforismi, storie da mella

Lo psichiatra dalle mie parti è una figura particolare.
Una specie di Dottor House della malattia mentale.
Lui non ti cura mica, anzi, gli da quasi fastidio farlo, l'importante è che risolva l'enigma.
Che nella maggior parte dei casi è trovare il perfetto cocktail di farmaci. Te la freghi la caipiroska alla fragola.

Oggi mi ha stupito, come solo lui sa fare.
E' entrato ed ha esordito con un:

"Il Super Io è solubile in alcol."

Io lo stimo, lui si che mi capisce.

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giovedì, 21 dicembre 2006 | in : pensieri, sognidamella

Lei si sente sempre un po' in inquietudine in quella casa.
E' costruita su due o tre piani, e ci sono due scale che si trovano ai lati delle mura domestiche. Anche una scala centrale, probabilmente.
Non ne è mai sicura, quella scala le sfugge sempre.
Questa notte Lei segue Lui, Lui che scende quelle scale che lei stessa ha attraversato mille volte.
Alcuni istanti ricorda bene tutto, può persino ricordarsi che se si girasse troverebbe una macchia a quel lato del muro, proprio quella.
Lei si siede sul divano.
Uno di quei divani di cui non ricorda mai il nome. Uno stile particolare, qualche Luigi, forse.
Si accorge di indossare le pantofole ma non ci fa troppo caso, le scappa da sorridere, ma in fondo si sente abbastanza a suo agio da tenerle.
Perchè ormai quella casa la frequenta da parecchi anni, anche se ultimamente non tornava da un po'.
La casa dei suoi sogni.
- Che facciamo stasera? Chiamo i miei per dirgli che ceno e dormo qui? - chiede, mentre Lui è seduto ed appoggiato sulla parete opposta.
Immagini sfocate, forse è seduto per terra.
Certe cose sono troppo sfumate, quasi che non riuscisse ad individuarle, ma non vi bada.
Lui annuisce a quella domanda, rimanendo pensieroso.
Lei sta per scrivere un messaggio con il telefono, poi ci ripensa e si avvicina a Lui. Gli si siede davanti spostando le gambe da un lato per stargli abbastanza vicina da poterlo abbracciare.
Si avvicina al suo petto mentre i suoi occhi sfiorano i capelli di Lui scalati dietro le orecchie.
Per un attimo lo sguardo si fissa su quei riccioli scuri e perfettamente arrotolati in una spirale.
Riconoscere quei riccioli le fa quasi male, per quanto li ricorda bene.
- Ma appartengono ad un altro, non a te amore mio... - pensa Lei tra se e se, ma non sussurra quelle parole sapendo quanto lui potrebbe dispiacersene.
Gli occhi di Lui sono stanchi, gli occhi di chi ha dovuto superare centinaia di disavventure.
Lei si fa in avanti poggiando le mani sul suo petto e si avvicina per farsi avvolgere in un abbraccio.
Lo sguardo si posa sulla gola di Lui dove una cicatrice fa bella mostra di sè.
Una di quelle cicatrici fatte per far respirare, ma Lei non ne ricorda il nome adesso.
Sfiora quella cicatrice con una mano mentre gli occhi si inumidiscono di lacrime
- L'ho fatta io questa...
- Non è vero, non sei stata tu... - risponde in un istante Lui.
Ma Lei ne è certa, lo ricorda benissimo. In un attimo viene sommersa dalle sensazioni dei giorni, degli anni passati, del momento in cui lei stessa con il bisturi ha fatto quel taglio.
Ne può rivedere persino il movimento.
Lui sorride di un sorriso triste, abbassando il bordo della maglietta e facendole vedere una cicatrice sul cuore
- E' stata fatta per questo, non è colpa tua -
Lei guarda quella cicatrice, alza lo sguardo incrociando i suoi occhi per un istante, poi si stringe a Lui e lo bacia.
Un bacio stretto, sofferente, mentre le lacrime scendono come se lei finalmente avesse ricordato tutto. Lei sussurra:
- Mi sei mancato amore mio, mi sei mancato tantissimo
- Anche tu... anche tu... - ed anche Lui piange adesso.
 Piange perché quelle parole, quelle lacrime sono vere, così vere che risvegliano Lei dal suo sonno, dal suo sogno.
 E Lui sa che la rivedrà solo domani notte, se Lei si ricorderà di Lui in quelle ore di riposo. E Lui ci sarà, se si ricorderà di Lei.
 Perchè ogni notte incontrarsi in quei sogni diventa sempre più difficile, perchè sono tante le cose da ricordare avvenute tra di loro e spesso quei fievoli ricordi vacillano.
 Per lunghe ore, un'intera giornata Lei non penserà a Lui, Lui non penserà a Lei, vivranno la loro vita quotidiana, credendo che sia la vita reale.
Nonostante questo Lui la lascia andare e Lei svanisce tra le sue braccia mentre le lacrime le attraversano il viso.
 - Mi dimenticherai ancora - un sussurro di Lui rieccheggia nella mente di Lei.
 
Lei nel cuore della notte si sveglia. Poi si asciuga lentamente le lacrime, con un infinita tristezza addosso, senza sapere da dove provenga.

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giovedì, 26 ottobre 2006 | in : pensieri

Amo ascoltare le storie.
Sin da piccola, quando mi mettevo a letto e mia madre seduta vicino mi leggeva i racconti dal suo libro delle scuole medie.
Che lei ha vent'anni spaccati più di me, ed era una ragazzina.
E poi io mi addormentavo sempre a metà storia, e la sera dopo le chiedevo di rileggermi lo stesso racconto, una, due, tre volte, fino a quando non riuscivo ad ascoltare la fine.
E lei brontolava perchè voleva andare avanti, ma alla fine ricominciava, ed io puntualmente mi addormentavo.
O le storie di mio padre, che mi hanno accompagnato ad ogni pranzo ed ogni cena, e lo fanno tutt'ora.
Una forchettata di pasta, e mentre mastichi lo guardi aspettando che cominci a parlare, sperando in una storia nuova, ma godendo di quelle vecchie, che già conosci ma ami sempre sentirle raccontare.
La so a memoria, ma raccontala ancora.
Che poi sono storie tra il fantasy e il demenziale, perchè secondo me nessun essere umano è riuscito a portare 7 cocomeri andando in bicicletta e senza un cesto.
Ed ogni giorno io mi ritrovo con lo sguardo di quella bimba di cinque anni, che aspetta la sua storia.

 


Oggi niente post divertente. Prendi una carta probabilità, passa dal via e fermati a Vicolo Corto :)

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lunedì, 09 ottobre 2006 | in : pensieri, mella e gli uomini

Dovunque mi aggiro sento gente che fa questi discorsi.
Il maschio italiano quando sta intorno all'età dei trentanni anela alla vita scapoloide, non c'è altro da dire.
Con qualche breve intrallazzo giusto per domare gli istinti primordiali, qualche uscitina serale solo perchè ha gli amici impegnati al torneo di xbox e lui ha già perso.
- Si dai, usciamo una volta e poi ci si risente, magari eh. Comunque ti faccio sapere io.
- Ehi, ma i sentimenti?
- Senti.. che? No guarda, non mi interessano depliant dei testimoni di Geova.
- Ma si, l'amore totalizzante, quello che ti toglie il fiato, che ti fa svegliare la mattina pensando a lei?
- Ma guarda, io la prima cosa a cui penso la mattina è svuotare la vescica.
- Ma il potersi fidare totalmente in una persona, poter contare su di lei, sapere che quando la cerchi è lì pronta a sostenerti...
- Per quello ho un medico della mutua.
- Le parole dolci, le coccole, quegli sguardi che sai sono solo per te?
- Ma io mica sono geloso, e poi tu in che mondo vivi, in quello dei quindicenni?
- Magari si. Ma poi mi arrestano. E il coinvolgimento? Dove lo metti? Riesce a coinvolgerti un rapporto che non è un rapporto? Senti che stai costruendo qualcosa?
- Hey, io già mi devo costruire il soppalco a casa, mica posso pensare a tutto.
- E vabbè, cribbio! Allora andiamo sul pratico e squallido... chi ti stira le camicie?
- Mamma.
- E pensi che te le stirerà per sempre?
- Le ho fatto firmare un contratto.
- E il cibo? Non dirmi che sai cucinare!!!
- Perchè, tu lo sai fare?
- Non proprio... ma è bello farlo insieme!
- Tsk. Preferisco i miei amici quattro salti in padella Findus.

Ho capito finalmente. Tutta colpa loro.

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venerdì, 08 settembre 2006 | in : pensieri, mella e gli uomini

Di tanto in tanto devo ricredermi.
Non succede spesso, perché di solito aspetto un po' prima di farmi un'opinione, ancor di più se questa opinione è negativa.
Ma questa cosa proprio non la reggevo, era un odio viscerale.
Un incubo, un odio così intenso che difficilmente può essere descritto.
Appena la vedevo, un misto di emozioni rivoltanti mi facevano accapponare la pelle, rigirare lo stomaco e procurare una gastrite da maloox.
Non potevo resistere per il fastidio, non riuscivo nemmeno a guardarla.

La canotta bianca da muratore.
No dico, avete presente di cosa stiamo parlando? Della "CANOTTA BIANCA DA MURATORE".
Quella rigata, si.
Quella che detiene ogni papà dentro il cassetto come arma illegale, che riesce a far rizzare i capelli anche ad una passeggiatrice della Salaria.
No, dico, peggio del calzino bianco. Almeno quello sta un po' nascosto, ci devi far caso, e nella migliore delle ipotesi, in certi momenti, non guardi proprio lì.
Ma la canotta, cribbio, quella sta troppo in bella vista. Si intravede anche con la camicia bianca (altro capo d'abbigliamento maschile discutibile, come tutte le cose bianche in effetti), e ti da quell'effetto di maglia della salute che ti toglie ogni desiderio di intrallazzo.
Facciamo un banalissimo esempio:

Lui: Cara, hai freddo?
Lei: Si...[maledicendo il vestitino trasparente che ha indossato per far bollire il sangue al suo spasimante]
Lui: Tieni, prendi il mio maglioncino [Se lo toglie, compare la camicia bianca e la riga sottostante della canotta della salute.]
Lei: [Immagina la canottiera. Passo successivo immagina il suo spasimante con pancia, ciabatte e boxer larghi mentre si gratta seduto sul divano, davanti alla televisione. L'ormone della ragazza è ormai a meno quindici] No guarda, riaccompagnami direttamente a casa...

Bandite da tutti i cassetti dei miei fidanzati, cestinate come accordo pre-fidanzamento, ho sempre posto molta distanza tra me e loro.
Però, adesso, siamo seri, e cerchiamo di essere un po' obiettivi.
Non è neanche giusto che un ragazzo non possa vestirsi come gli pare, e soprattutto metta a rischio i suoi reni per una cosa su cui mi sono banalmente impuntata.
Alla fine c'è di più, e di certo la bellezza di una persona non dipende da una canottiera che indossa, o del calzino che usa.


Io credo nella bellezza interiore, con la canottiera bianca, o senza.




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(Si ringrazia Spad per l'ispirazione)

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giovedì, 10 agosto 2006 | in : pensieri, pazzia

Scartando l'ultimo pacchetto di Camel ho trovato un interessantissimo foglietto che mi appresto a postare:

 

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Ora io mi chiedo... perché solo nel pacchetto delle Camel? Cosa è successo per far decidere alla ditta di inserire questo foglietto dentro ogni pacchetto?
C'è qualche fumatore che controlla le sigarette con istinti persecutori?
...E' un messaggio per me? (il dubbio è lecito)

Improvvisamente guardo la sigaretta e mi sembra un po'... diversa.

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giovedì, 06 luglio 2006 | in : pensieri

Dicono che l'olfatto sia uno dei sensi meno conosciuti, e meno utilizzati consciamente dall'essere umano.
Siamo abituati sin da piccoli a far grande uso della vista, utilizzandola tanto che possiamo distinguere tante sfaccettature, molteplici colori, forme.
Facciamo grande uso anche dell'udito, anche se non quanto la vista. In fondo siamo così tanto catturati dalle informazioni che ci giungono agli occhi che l'udito passa in secondo piano, e solo se chiudiamo gli occhi possiamo cogliere quello che prima alle nostre orecchie era apparso inespresso.

Le voci. Le voci delle persone mi rimangono dentro.
La voce di un amico, che magari non senti da mesi, ma quando la riascolti ti emoziona rievocando ricordi soffusi.
La voce di un amore passato, che mentre parla ti sfiora l'anima richiamando alla mente i dolci sussurri con cui ti svegliava al mattino, come se nulla, proprio nulla altro fosse accaduto, come se ne tempo ne spazio ti separassero da quei momenti.

Ancor di più l'olfatto.  Quasi ci sembra superfluo... eppure quanto è insapore la cioccolata calda quando siamo raffreddati!
Un odore, un profumo, possiamo dimenticarlo per anni, eppure quando ci ritroviamo a sentirlo di nuovo è come se il tempo non fosse mai passato, e le emozioni di anni prima ci sommergono come acqua che dirompe da una diga rotta.
Ne subiamo il fascino e rimaniamo estasiati, lasciandoci pervadere da quelle emozioni che sembravano dimenticate, ma che riaffiorano sottopelle come un dolce brivido primaverile.
Il profumo del miele al timo della nonna. O quel profumo, quando ti svegliavi sul suo petto e le labbra si increspavano inconsapevolmente in un sorriso.

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